Metoclopramide e ondansetron: due antiemetici, due meccanismi diversi
Nausea e vomito sono sintomi frequenti nell’emergenza preospedaliera. Possono accompagnare condizioni molto diverse tra loro: gastroenterite, dolore intenso, colica renale, emicrania, cinetosi, trauma, patologie neurologiche, gravidanza, intossicazioni o alterazioni metaboliche.
Per il soccorritore è quindi importante ricordare che l’antiemetico non tratta necessariamente la causa del vomito: può ridurre il sintomo, migliorare il comfort del paziente e, in determinate situazioni, facilitare la somministrazione di altri farmaci o la reidratazione.
Tra i farmaci più conosciuti troviamo metoclopramide e ondansetron. Entrambi sono antiemetici, ma agiscono in maniera molto diversa e presentano profili di effetti indesiderati differenti.
Metoclopramide: antiemetico con effetto procinetico
La metoclopramide è un antagonista dei recettori dopaminergici D2. La sua azione interessa sia il sistema nervoso centrale sia il tratto gastrointestinale.
Oltre all’effetto antiemetico, la metoclopramide aumenta la motilità della parte superiore del tratto gastrointestinale e favorisce lo svuotamento gastrico.
Questo secondo effetto è una delle principali differenze rispetto all’ondansetron.
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La metoclopramide può quindi essere particolarmente interessante quando nausea e vomito sono associati a una componente di rallentato svuotamento gastrico o in alcune situazioni, come la nausea associata all’emicrania.
L’Agenzia europea per i medicinali ha tuttavia sottolineato il rischio di effetti neurologici, in particolare reazioni extrapiramidali, e ha raccomandato di limitarne l’impiego al trattamento a breve termine. Il rischio aumenta con dosi elevate e in alcune fasce di età, soprattutto nei bambini e nei giovani.
Effetti indesiderati da ricordare
Tra gli effetti avversi più importanti per chi opera nell’emergenza troviamo:
- sonnolenza;
- irrequietezza e acatisia;
- reazioni extrapiramidali;
- distonia acuta;
- spasmi muscolari, soprattutto a livello del collo e del volto;
- alterazioni della motilità intestinale;
- ipotensione o altre reazioni cardiovascolari, rare ma descritte soprattutto dopo somministrazione parenterale.
Una reazione distonica può comparire anche dopo una singola somministrazione. In presenza di movimenti involontari, spasmi cervicali, deviazione degli occhi o marcata irrequietezza dopo metoclopramide, bisogna considerare una possibile reazione extrapiramidale.
La somministrazione endovenosa deve inoltre essere effettuata lentamente: l’EMA raccomanda un bolo lento di almeno 3 minuti per ridurre il rischio di reazioni avverse.
Ondansetron: antagonista dei recettori 5-HT3
L’ondansetron appartiene a una classe farmacologica completamente diversa.
È un antagonista selettivo dei recettori serotoninergici 5-HT3. Questi recettori sono presenti sia a livello centrale sia sulle terminazioni vagali periferiche. Il blocco di questi recettori interferisce con le vie coinvolte nel riflesso del vomito.
A differenza della metoclopramide, l’ondansetron non è un antagonista dopaminergico e non possiede un significativo effetto procinetico sullo stomaco.
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Questo significa che può ridurre nausea e vomito senza aumentare la motilità gastrica come fa la metoclopramide.
È ampiamente utilizzato nella prevenzione della nausea e del vomito postoperatori e in diversi contesti oncologici; l’impiego concreto in ambito preospedaliero dipende naturalmente dalle indicazioni autorizzate e dai protocolli locali.
La differenza principale
La differenza può essere riassunta in modo semplice:
Metoclopramide = antagonista D2 + effetto procinetico
Ondansetron = antagonista 5-HT3, senza effetto procinetico significativo
Questa distinzione è importante perché due farmaci apparentemente simili, entrambi utilizzati contro nausea e vomito, hanno in realtà caratteristiche farmacologiche molto differenti.
Metoclopramide e ondansetron a confronto
| Caratteristica | Metoclopramide | Ondansetron |
|---|---|---|
| Classe | Antagonista dopaminergico D2 | Antagonista 5-HT3 |
| Azione antiemetica | Sì | Sì |
| Effetto procinetico | Sì | No significativo |
| Effetto sulla motilità gastrica | Aumenta | Non significativo |
| Reazioni extrapiramidali | Possibili | Non tipiche |
| Acatisia/distonia | Possibili | Non tipiche |
| Sonnolenza | Possibile | Generalmente meno caratteristica |
| QT | Possibile rischio cardiovascolare, soprattutto in condizioni predisponenti | Prolungamento QT dose-dipendente |
| Cefalea | Possibile | Comune |
| Diarrea | Possibile | Possibile |
| Particolare attenzione | Disturbi neurologici, Parkinson, dosi elevate | QT lungo, bradiaritmie, alterazioni elettrolitiche |
| Effetto sullo svuotamento gastrico | Aumentato | Nessun effetto procinetico significativo |
Quale dei due è più efficace?
La risposta non è semplicemente “uno è migliore dell’altro”.
Negli studi condotti nei pazienti adulti con nausea e vomito in pronto soccorso, ondansetron e metoclopramide hanno mostrato generalmente un’efficacia antiemetica comparabile, senza una superiorità costante di uno dei due farmaci. Uno studio randomizzato su pazienti adulti con nausea e vomito non differenziati ha infatti osservato una riduzione della nausea simile con ondansetron e metoclopramide.
Una revisione sistematica e network meta-analysis pubblicata nel 2025 ha evidenziato come l’efficacia e la sicurezza degli antiemetici possano variare in funzione dell’outcome considerato e del contesto clinico; nell’analisi, l’ondansetron per via endovenosa ha mostrato un profilo favorevole rispetto agli eventi avversi significativi.
Per questo motivo, nella pratica, la scelta dell’antiemetico deve tenere conto non soltanto della presenza di nausea e vomito, ma anche delle caratteristiche del paziente e della possibile causa.
Un aspetto importante: il QT
Uno dei principali aspetti da ricordare con l’ondansetron riguarda il prolungamento dell’intervallo QT.
L’effetto è dose-dipendente e sono stati descritti casi di torsioni di punta. Particolare attenzione è richiesta nei pazienti con sindrome del QT lungo congenita, bradiaritmie, scompenso cardiaco, alterazioni elettrolitiche come ipokaliemia o ipomagnesemia e nei pazienti che assumono altri farmaci capaci di prolungare il QT.
Per il soccorritore questo significa che, quando disponibili, anamnesi farmacologica ed ECG possono fornire informazioni importanti prima della somministrazione.
Un paziente con vomito prolungato può inoltre presentare alterazioni elettrolitiche che aumentano il rischio aritmico.
E la metoclopramide?
Anche la metoclopramide richiede attenzione sul piano cardiovascolare, soprattutto quando somministrata per via endovenosa e in pazienti predisposti.
L’EMA segnala rare reazioni cardiovascolari gravi associate soprattutto alla somministrazione parenterale, con particolare attenzione nei pazienti con bradicardia, disturbi della conduzione, alterazioni elettrolitiche non corrette o terapia concomitante con farmaci che prolungano il QT.
Ma la caratteristica che maggiormente distingue la metoclopramide dall’ondansetron rimane il rischio neurologico.
Il rischio extrapiramidale: cosa deve riconoscere il soccorritore
Dopo metoclopramide, la comparsa improvvisa di:
- torcicollo;
- spasmi della muscolatura facciale;
- deviazione involontaria dello sguardo;
- protrusione o movimenti anomali della lingua;
- irrequietezza intensa;
- movimenti involontari degli arti;
deve far pensare a una reazione extrapiramidale o distonica acuta.
Queste reazioni possono comparire precocemente, anche dopo una singola somministrazione, e sono particolarmente rilevanti nei pazienti giovani.
Il riconoscimento precoce è importante perché una reazione distonica può essere interpretata erroneamente come una manifestazione neurologica primaria, agitazione o addirittura una crisi convulsiva.
Una differenza pratica nel paziente con sospetta patologia addominale
La metoclopramide aumenta la motilità gastrointestinale, mentre l’ondansetron non ha questo effetto procinetico significativo.
Questo non significa che l’ondansetron debba essere automaticamente preferito in ogni dolore addominale o che la metoclopramide sia controindicata in ogni situazione.
Significa però che il meccanismo d’azione deve essere considerato insieme alla diagnosi sospetta.
In presenza di dolore addominale importante, distensione, vomito persistente o sospetta occlusione intestinale, la priorità rimane identificare la possibile causa e riconoscere eventuali segni di gravità, piuttosto che limitarsi a trattare il vomito.
L’ondansetron, inoltre, può ridurre nausea e vomito senza correggere la causa e, secondo le informazioni di sicurezza del farmaco, può mascherare la progressione di un ileo o di una distensione gastrica in determinate condizioni.
E nel paziente con emicrania?
La metoclopramide ha una caratteristica interessante in questo contesto.
Oltre all’effetto antiemetico, può favorire lo svuotamento gastrico e migliorare l’assorbimento di analgesici somministrati per via orale. L’EMA riconosce infatti un ruolo della metoclopramide nel trattamento sintomatico della nausea associata all’emicrania.
Questo rappresenta un esempio concreto di come la scelta del farmaco possa dipendere dal contesto clinico e non semplicemente dalla presenza del sintomo “nausea”.
Attenzione ai farmaci concomitanti
La valutazione del paziente deve comprendere anche la terapia abituale.
Con ondansetron è importante considerare:
- altri farmaci che prolungano il QT;
- farmaci serotoninergici;
- alterazioni elettrolitiche;
- storia di aritmie;
- sindrome del QT lungo.
La documentazione regolatoria segnala inoltre casi di sindrome serotoninergica, soprattutto in associazione con altri farmaci serotoninergici.
Con metoclopramide occorre invece prestare particolare attenzione ai farmaci che possono aumentare gli effetti extrapiramidali e ai pazienti con patologie neurologiche, oltre alle condizioni che aumentano il rischio cardiovascolare.
Nel bambino la metoclopramide richiede particolare cautela
Il rischio di reazioni extrapiramidali è maggiore nei bambini e nei giovani.
L’EMA ha stabilito restrizioni specifiche: la metoclopramide non deve essere utilizzata nei bambini di età inferiore a un anno e, nei bambini più grandi, il suo impiego è limitato a specifiche indicazioni e come seconda scelta in determinati contesti. L’uso deve inoltre essere limitato nel tempo.
Per il soccorritore pediatrico è quindi fondamentale non trasferire automaticamente il dosaggio dell’adulto al bambino e attenersi sempre ai protocolli locali e alle indicazioni del medico.
Non dimentichiamo la causa del vomito
La somministrazione di un antiemetico non deve diventare un automatismo.
Prima del trattamento è necessario chiedersi:
Perché questo paziente vomita?
Tra le condizioni da considerare:
- sindrome coronarica acuta;
- ictus o emorragia intracranica;
- trauma cranico;
- sepsi;
- ipoglicemia o altre alterazioni metaboliche;
- intossicazioni;
- occlusione intestinale;
- appendicite o altre patologie addominali acute;
- colica renale;
- emicrania;
- gravidanza;
- gastroenterite;
- cinetosi;
- effetti avversi da farmaci.
Il miglioramento della nausea non esclude la presenza di una patologia potenzialmente grave.
Punti chiave per il soccorritore
1. Non sono lo stesso farmaco.
Metoclopramide e ondansetron sono entrambi antiemetici, ma appartengono a classi farmacologiche differenti.
2. La metoclopramide agisce anche sulla motilità gastrointestinale.
È un antagonista D2 e possiede un effetto procinetico.
3. L’ondansetron agisce sui recettori 5-HT3.
Non possiede un significativo effetto procinetico.
4. La metoclopramide può provocare reazioni extrapiramidali.
Distonia e acatisia possono comparire precocemente e devono essere riconosciute.
5. L’ondansetron richiede attenzione al QT.
Il rischio aumenta in presenza di QT lungo, bradiaritmie, alterazioni elettrolitiche e altri farmaci che prolungano il QT.
6. L’ECG può essere particolarmente utile nei pazienti a rischio.
7. L’antiemetico non tratta la causa.
Nausea e vomito sono sintomi: la valutazione clinica deve rimanere prioritaria.
8. La scelta deve seguire protocolli e indicazioni autorizzate.
Dosi, vie di somministrazione e indicazioni possono differire in funzione del Paese, del farmaco disponibile e del protocollo del servizio di soccorso.
In sintesi
Metoclopramide e ondansetron possono entrambi essere utilizzati contro nausea e vomito, ma non sono intercambiabili dal punto di vista farmacologico.
La metoclopramide combina l’effetto antiemetico con un’azione procinetica, ma presenta un rischio caratteristico di effetti extrapiramidali. L’ondansetron agisce invece sul sistema serotoninergico 5-HT3 e non presenta la stessa azione sulla motilità gastrica, ma richiede particolare attenzione al prolungamento del QT e alle condizioni che aumentano il rischio aritmico.
Per il soccorritore, conoscere queste differenze significa soprattutto saper valutare il paziente, riconoscere i fattori di rischio e comprendere gli effetti del farmaco somministrato, senza perdere di vista la possibile causa sottostante della nausea o del vomito.
| Fonti e riferimenti: . European Medicines Agency (EMA). Metoclopramide-containing medicines – referral. Revisione della sicurezza, limitazioni d’uso e rischio di reazioni neurologiche. . U.S. Food and Drug Administration (FDA). ZOFRAN (ondansetron) – Prescribing Information. Meccanismo d’azione, prolungamento del QT e avvertenze. . Egerton-Warburton D, et al. Antiemetic use for nausea and vomiting in adult emergency department patients: randomized controlled trial comparing ondansetron, metoclopramide, and placebo. Ann Emerg Med. 2014. . Beadle KL, et al. Drugs for the treatment of nausea and vomiting in adults in the emergency department setting. Cochrane Database Syst Rev. . Systematic review and Bayesian network meta-analysis of pharmacological therapies for nausea and emesis in adult emergency department patients, 2025. |
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