Matteo Poggiali
40 anni nel soccorso sanitario: una vita tra emergenza, responsabilità e presenza sul territorio
Ci sono esperienze professionali che con il tempo diventano parte integrante della propria identità.
Per me, il soccorso sanitario è stato questo: non soltanto un’attività lavorativa, ma un percorso umano costruito giorno dopo giorno attraverso interventi, decisioni, responsabilità e relazioni.
Guardando indietro a questi quarant’anni, ciò che emerge non è soltanto il numero di servizi svolti o di emergenze affrontate, ma soprattutto un modo di vivere il soccorso: con presenza, continuità e senso del dovere.
Le origini di una passione
La mia passione per il soccorso nasce molto presto, osservando da vicino l’attività di mio papà, già soccorritore presso la Croce Verde Lugano.
(mio papà secondo da sinistra)
Da bambino vedevo questo mondo con curiosità e rispetto.
Le partenze improvvise, la disponibilità verso gli altri, il senso di responsabilità che accompagnava ogni intervento: tutto questo ha lasciato un segno profondo.
Con il tempo ho capito che ciò che mi colpiva maggiormente non era soltanto l’aspetto operativo del soccorso, ma il valore umano che lo accompagnava.
ERA Agno (1986 – 1994)
Nel 1986 entro a far parte dell’Ente Regionale Autolettighe ad Agno.
Il soccorso di allora era molto diverso da quello attuale:
- meno tecnologia
- protocolli meno strutturati
- risorse più limitate
- maggiore componente esperienziale
Quegli anni sono stati fondamentali perché mi hanno insegnato le basi essenziali del soccorso:
- mantenere calma e lucidità
- prendere decisioni rapide
- adattarsi alle situazioni impreviste
- lavorare in squadra
Croce Verde Lugano (1994 – 1998)
Nel 1994 entro nella Croce Verde Lugano.
È un passaggio importante perché il contesto operativo cambia radicalmente:
- aumento significativo degli interventi
- maggiore complessità clinica
- ritmi molto più intensi
- scenari estremamente variabili
Qui sviluppo capacità decisionali sotto pressione, gestione operativa avanzata e coordinamento sul luogo dell’intervento.
Samaritani Biasca (1998 – 2000)
Tra il 1998 e il 2000 opero presso i Samaritani Biasca.
Questa esperienza rafforza il legame diretto con la popolazione e con il territorio, attraverso:
- prevenzione
- vicinanza alla comunità
- divulgazione della cultura del primo soccorso
- supporto sanitario locale
Tre Valli Soccorso (dal 2000)
Dal 2000 faccio parte di Tre Valli Soccorso, realtà nella quale opero tuttora.
Il territorio delle Tre Valli presenta caratteristiche operative molto particolari:
- territorio molto esteso
- condizioni meteorologiche variabili
- distanze importanti
- accessi complessi
- scenari estremamente diversificati
Ogni intervento richiede capacità di adattamento e lettura rapida della situazione.
Capo Intervento Regionale (CIR)
Tra le esperienze più significative del mio percorso professionale vi è il ruolo di Capo Intervento Regionale (CIR), incarico che ho ricoperto per due mandati.
Si tratta di una funzione di elevata responsabilità operativa e organizzativa, che richiede:
- leadership operativa
- capacità decisionali rapide
- coordinamento multidisciplinare
- gestione di eventi complessi
- supervisione strategica delle operazioni
Essere CIR significa assumersi responsabilità importanti, spesso in contesti delicati, dove ogni decisione può influenzare direttamente l’efficacia dell’intervento.
Soccorritori.ch
Dalla volontà di condividere esperienza e cultura del soccorso nasce anche soccorritori.ch, progetto del quale sono creatore ed editore.
Il sito è dedicato:
- all’informazione
- alla divulgazione
- all’approfondimento
- alla condivisione di esperienze
Passioni personali
Fuori dall’ambito operativo coltivo passioni che mi permettono di mantenere equilibrio e curiosità:
- mountain bike
- informatica
- motocicletta
“Il soccorso lascia dentro molto più di quanto si possa raccontare.
E forse il significato più autentico di tutto questo percorso è semplice:
esserci stati. Sempre.”




E bravo il nostro Teo. Complimenti per la carriera, degna di essere raccontata, anche attraverso qualche aneddoto o episodio… o forse un libro. Duccio Demetrio (pedagogista) afferma nel suo libro “Perché amiamo scrivere” (Cortina editore – Milano, 2011) che scrivere è molto più di un’attività: è un atto filosofico, terapeutico e identitario. Evitare la scrittura — soprattutto quella su sé stessi — significa evitare le domande più importanti della propria esistenza. Scrivere, invece, è scegliere di vivere con maggiore consapevolezza, profondità e autenticità. E bravo che ti sei messo in gioco. Ad majora semper … Gianpi