Coronavirus, Covid-19 è una pandemia. Lo dice l’Oms

L’Organizzazione mondiale della sanità si dice preoccupata dagli allarmanti livelli di contagio, ma anche dalla lentezza delle misure per contenerlo

La fatidica parola è stata pronunciata: pandemia. Così ha definito Covid-19 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) studiando il diffondersi del nuovo coronavirus. L’Organizzazione ha fatto sapere di essere “molto preoccupata sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dagli allarmanti livelli di inazione”. “Abbiamo suonato la campanella d’allarme forte e chiaro”, ha commentato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

E ha dichiarato: “Siamo dunque giunti alla conclusione che Covid-19 possa essere definito come una pandemia”. Con 118mila casi in 114 paesi e con quelli fuori dalla Cina aumentati di 13 volte nelle scorse due settimane, il coronavirus per l’Oms è un’emergenza da fronteggiare con misure urgenti e aggressive. Per Ghebreyesus la situazione attuale descritta da molti stati, che censiscono pochi episodi, non “racconta tutta la verità”, visto che il 90% dei contagiati si concentra in 4 paesi, tra cui l’Italia, di cui il numero dell’Oms loda le misure di contenimento.

Per Ghebreyesus se le nazioni effettuano controlli, esami, tracciano le persone e le mobilitano nella prevenzione, quelle che hanno un numero di casi ancora gestibile potranno evitare la diffusione su larga scala e quindi l’adozione di contromisure più pesanti.

Questa non è solo una crisi di salute pubblica, è una crisi che tocca ogni settore, quindi ogni settore e ogni individuo deve essere coinvolto in questa lotta

Cos’è una pandemia
Ma cosa significa pandemia? Partiamo dall’inizio: un’epidemia viene definita tale nel momento in cui all’interno di una popolazione circoscritta il numero di persone colpite da una certa malattia supera di molto la sua incidenza media (facendo un esempio estremo, un singolo caso di vaiolo, il cui virus è stato dichiarato eradicato, è tecnicamente un’epidemia). Ciò che distingue una pandemia da una semplice epidemia, invece, è la dimensione della popolazione colpita dalla malattia e la diffusione rapida di questa per il globo.
Il sito dell’Organizzazione mondiale della sanità chiarisce ulteriormente le idee ponendo l’accento sul fatto che una pandemia riguarda solo malattie infettive, cioè scatenate da un agente patogeno (il cancro non è una pandemia, nonostante sia ampiamente diffuso in tutto il mondo) per le quali l’essere umano non ha immunità preesistenti. Cruciale è la rapidità con cui il patogeno è in grado di diffondersi.

Prepararsi alle pandemie
Proprio per questo l’Oms e la Banca Mondiale hanno creato il Global Preparedness Monitoring Board (Gpmb), una commissione indipendente di 15 esperti internazionali che ha lo scopo di monitorare la situazione mondiale e stilare raccomandazioni, strategie per prepararci ad affrontare la prossima pandemia.
Il primo report del Gpmb, pubblicato a ottobre dello scorso anno, dipinge un quadro non proprio roseo, segnalando tutte le debolezze dei sistemi dei singoli paesi e delle reti globali per la tutela della salute pubblica. Ma traccia anche i consigli esecutivi più urgenti che i governi dovrebbero attuare per rispondere in maniera efficiente all’insorgere di una nuova pandemia.
Riassumendo, ogni paese dovrebbe investire di più in sanità pubblica e prevedere una copertura sanitaria per tutti. I membri di organizzazioni come il G7 o il G20 dovrebbero dare il buon esempio realizzando gli impegni politici e monitorando i progressi. Tutti i paesi dovrebbero rinforzare i propri sistemi, individuando figure ad hoc investite di autorità e responsabilità politica per condurre simulazioni e allo stesso tempo ampliare il coinvolgimento di tutti gli stakeholder (dai legislatori a chi si occupa di salute umana e animale, dai responsabili della sicurezza e degli affari esteri fino ai semplici cittadini).

Servono anche più investimenti per lo sviluppo di processi efficienti di produzione di vaccini e antivirali ad ampio spettro su larga scala. La commissione non manca di sottolineare che alle pandemie sono connessi anche rischi economici ingenti, a cui enti come la Banca Mondiale o il Fondo monetario internazionale devono prepararsi. Non esiste poi la protezione nazionale quando si parla di pandemie: più sono i paesi vulnerabili maggiori sono i rischi per tutti. Per questo il Gpmb raccomanda di creare incentivi e aumentare i finanziamenti internazionali agli stati più poveri, per creare un sistema efficace di risposta all’emergenza sanitaria. Ultimo ma non ultimo, essenziale è lo sviluppo della collaborazione internazionale, la condivisione trasparente e immediata delle informazioni su qualunque nuovo agente patogeno potenzialmente pericoloso per la salute umana.
Per Ghebreyesus sono quattro le contromisure da prendere: “Prepararsi e farsi trovare pronti”, “Indagare, proteggere e intervenire”, “Ridurre la trasmissione”, “Innovare e imparare”.

Fonte: https://www.wired.it
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